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14 gennaio 2008
PER UN CONFRONTO APERTO: LAICITA’, NUOVO CIVISMO E VALORE DELLA PERSONA
PER ADERIRE: laici.pd@hotmail.it
Si discute molto di laicità, diritti civili e temi ‘eticamente sensibili’. Lo si fa sui giornali, con saggi, nelle istituzioni, nei partiti. Lo fanno le religioni. Lo fa la Chiesa cattolica. E ovviamente la politica. Dico, Cus, testamento biologico, fecondazione assistita, interruzione volontaria della gravidanza, rispetto dell’orientamento sessuale e lotta all’omofobia, il grande capitolo della convivenza: da mesi sono alcuni temi del confronto politico e pubblico. Per molte ragioni è una discussione inevitabile. Quegli argomenti, infatti, alludono a domande di “senso” fondamentali per la democrazia e per l’autonomia della politica. Per classi dirigenti che sentano l’onere di contribuire a una nuova etica pubblica. Questa discussione ovviamente accompagna, e per certi versi scandisce, la nascita del Partito Democratico. Ne interroga scelte e cultura politica. Pensiamo sia una riflessione strategica per l’avvenire del progetto. E però scorgiamo una sovrapposizione di concetti che ci preoccupa. Il punto è che si scambia di frequente la richiesta di legittimi diritti civili per tematiche etiche. L’effetto è che l’estensione arbitraria, o comunque non sufficientemente argomentata, della sfera eticamente sensibile rende più confusa la discussione e la ricerca di un approdo condiviso anche dentro il centrosinistra. A questa difficoltà se ne somma una seconda legata al processo costituente del Partito Democratico. La riassumiamo così. Quale dev’essere, o può ragionevolmente diventare, l’equilibrio tra il pluralismo delle posizioni interne al nuovo partito e la scelta dei principi costitutivi che definiscono oggi la cultura politica delle Democratiche e dei Democratici? Su questo piano manifestiamo la nostra inquietudine. Guardiamo ad esempio con qualche timore a posizioni, certamente minoritarie nel Pd e nella società italiana, che restituiscono all’omosessualità una patente di malattia da curare, concetto abbandonato da tutte le democrazie occidentali anche in seguito alla chiara affermazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Più in generale viviamo come un limite la difficoltà del nuovo partito di elaborare sul terreno della cittadinanza, dei diritti e delle responsabilità del singolo, una chiave indispensabile della propria identità. Il che non equivale all’imposizione di un unico punto di vista su questioni complesse, ma esige appunto un chiarimento sul significato di termini decisivi per il vocabolario e l’azione del Pd, e dunque per la sua idea di progresso e modernità. Ne indichiamo alcuni. I diritti umani e civili. Il valore della persona, la sua libertà e responsabilità. L’autonomia femminile. L’indipendenza e il principio di precauzione della scienza, l’autonomia dei pazienti nella scelta delle terapie come indicato dalla Costituzione. La cittadinanza piena e il contrasto a ogni forma di discriminazione, sia essa di origine etnica, di genere, di appartenenza religiosa o culturale, di orientamento sessuale. Crediamo che questi temi siano determinanti per la crescita civile ed economica dell’Italia e sentiamo il dovere di alimentare questa discussione nel processo costituente del nuovo partito. Intendiamo farlo nel rispetto delle regole che il nuovo statuto definirà. Decideremo insieme se si tratterà di un forum, di un associazione o di altro. Ma è comunque sulla base di un’esigenza di confronto, approfondimento e chiarezza che abbiamo deciso di promuovere un primo seminario su questi temi e sul percorso da avviare nelle prossime settimane.
PER ADERIRE: laici.pd@hotmail.it
7 febbraio 2007
LA CRISI DI UN SISTEMA
Da anni si registra un progressivo arretramento del nostro Paese. L’Italia non appare capace di rispondere alle sfide che il nuovo ordine mondiale e la nuova organizzazione del lavoro e della produzione pongono. La globalizzazione dei mercati e la rivoluzione tecnologica, hanno aperto nuovi mercati e fatto nascere nuove potenze regionali e mondiali, che in pochissimi anni hanno raggiunto indici di crescita e ricchezza (pur nelle disuguaglianze) altissimi. Solo la fine della svalutazione competitiva ha messo in chiaro i ritardi strutturali di quella che era la quinta potenza mondiale: deficit pubblico alle stelle, perdita di competitività del sistema Italia, crisi di partecipazione e rappresentanza, marginalismo culturale ed internazionale, a cui si aggiungevano malattie nazionali, come la criminalità, la burocrazia, indebolimento e sclerosi dello Stato.
La società italiana presenta oggi divisioni e articolazioni più trasversali rispetto a quelle del novecento: si allarga la forbice tra ricchi e poveri, tra donne e uomini, tra nord e sud Italia, tra le generazioni. L’Italia è un Paese condannato al declino demografico e conta oltre il 6% di abitanti immigrati, a cui vanno aggiunte le centinaia di migliaia che irregolarmente ci vivono.
L’immigrazione è stata affrontata negli anni soprattutto come un problema di ordine pubblico, mentre ha impattato sugli stili di vita, la connotazione dei luoghi, sulla tutela e la codificazione di nuovi diritti. La società italiana, soprattutto dopo l’11 settembre e la catena di guerre e scontri che ne sono seguite ha risposto, troppo spesso, con paura arroccandosi nella difesa di un’identità sempre più evidentemente in crisi, rispolverata solo in contrapposizione con altri modelli di società.
L’involuzione del processo di integrazione europeo e l’incapacità dell’Europa di ridefinire il proprio ruolo nel mondo dopo la caduta dei due blocchi e di fronte all’unilateralismo statunitense, hanno fatto emergere in tutto il continente una profonda sfiducia nelle istituzioni comunitarie, che ha aiutato il nascere ed il manifestarsi di partiti e ideologie che riscoprissero ancora una volta in chiave antieuropea l’identità nazionale.
Come sostiene Alfredo Reichlin, la colpa maggiore della classe dirigente nazionale, non solo politica, dunque è non essere stati in grado dopo il crollo della cosiddetta prima repubblica di porre in essere quelle grandi riforme che erano necessarie per ridefinire “su basi nuove, anche costituzionali lo sviluppo politico e civile del Paese, compreso il suo modello economico, la sua collocazione geopolitica e il suo posto nella divisione internazionale del lavoro. La bicamerale per le riforme è fallita proprio a causa di questa incapacità della politica italiana”.
Il Paese si è indebolito. Il multipartitismo e la frammentazione politica e sociale, sono insieme causa e conseguenza dei ritardi italiani; la frammentazione nasce dallo svuotamento della partecipazione democratica e dalla crisi di legittimazione della politica travolta da populismo, spinte plebiscitarie e disprezzo dell’etica pubblica.
La debolezza italiana, è amplificata dagli effetti della globalizzazione finanziaria che ha destabilizzato la dimensione nazionale della politica, portando una dominazione pressoché totale del mercato e del capitalismo.
I nostri partiti senza popolo e senza radici nella società non sono sufficienti a ridefinire una missione nazionale, e a far compiere al Paese i passi in avanti necessari, anche a causa delle anomalie e dei ritardi strutturali italiani.
L’assenza di una “guida” capace di mobilitare e di entusiasmare, di dare un senso all’agire, insieme ai profondi mutamenti in senso individualizzante prodotti dalla globalizzazione, ha provocato un progressivo isolamento dell’uomo verso l’altro uomo. La globalizzazione e la fine dei blocchi, cantate da molti profeti come l’alba delle nuove libertà, hanno invece prodotto solo libertà “condizionate”: l’uomo è ingabbiato negli schemi di un determinismo omologante che ne ha reso instabile l’identità sociale, generando un profondo senso di frustrazione e di isolamento, con il conseguente sgretolarsi di una proiezione pubblica dell’impegno individuale.
La stessa incapacità della politica di affrontare questo stato di cose ne erode ulteriormente le basi sociali e di consenso, delegittimando ulteriormente le istituzioni di fronte ai cittadini.
Impera in Italia un perverso circuito, che relega la politica e le grandi organizzazioni di rappresentanza in un ruolo da comprimari. Gli interessi, le corporazioni, le rendite di posizioni, gli egoismi territoriali hanno la meglio sull’interesse generale.
| inviato da il 7/2/2007 alle 12:18 | |
30 gennaio 2007
Intervista di Massimo D'Alema a Repubblica
Governo, D'Alema: ammainiamo le bandiere della distinzione
Dalle pagine di Repubblica il ministro degli Esteri e presidente dei Ds si dice soddisfatto della ripresa di consenso tra gli elettori ma lancia comunque un'appello agli alleati invitandoli alla coesione e alla condivisione del programma. «Sto per partire per il Giappone - ironizza - . Al mio ritorno, fatemi trovare il governo...».
| inviato da il 30/1/2007 alle 17:26 | |
26 gennaio 2007
Una lettura interessante...
24 Gennaio 2007
Pd, dobbiamo fare capire la necessità della svolta di Alfredo Reichlin Commento da "l'Unità"
| inviato da il 26/1/2007 alle 15:1 | |
24 gennaio 2007
Assemblea nazionale dei Segretari di Sezione DS

La differita su dsonline.tv
| inviato da il 24/1/2007 alle 1:33 | |
15 gennaio 2007
UN PARTITO NUOVO PER AFFRONTARE LA CRISI NAZIONALE
L’Italia merita una politica all’altezza delle sfide con cui deve misurarsi e in grado di mettere in campo quel piano di riforme necessario per affrontare la crisi e i ritardi nazionali, che appaiono, come risulta chiaramente da studi e ricerche, di ordine economico, sociale, culturale, istituzionale e di identità.
Il sistema politico italiano, chiuso in una dimensione che appare sempre più oligarchica e distante dal Paese, non sembra in grado di trasmettere la scossa necessaria.
Energie e potenzialità non mancano, nei partiti e nella società. Bisogna però sfruttarle adesso. Bisogna individuare gli strumenti e le idee giuste, ora, prima che sia troppo tardi.
| inviato da il 15/1/2007 alle 22:6 | |
15 gennaio 2007
CHI SIAMO
Salve! Benvenuti nel nostro blog.
Abbiamo deciso di mettere nella "rete" il contenuto delle nostre discussioni perchè crediamo che ci sia bisogno di aprire il più possibile il dibattito sul Partito Democratico, e perchè crediamo ci sia bisogno di energie nuove all'interno del sistema poltico italiano.
Ogni giorno ci accorgiamo quanto gli attuali strumenti della poltica siano insufficienti per dare risposta alle richieste di rappresentatività che provengono dalla società, soprattutto dai ragazzi.
Crediamo che sia necessario tornare add impegnarsi, tutti, per il progresso sociale e morale del nostro paese, che da anni ormai attraversa una transizione infinta che assomiglia ad un lento declino.
Noi vogliamo invertire questo processo, dare un colpo d'ala, e far ripartire l'Italia. Crediamo che per fare ciò ci sia bisogno di una profonda riforma del sistema partitico del nostro paese. E vediamo nel progetto di costruzione del Partito Democratico l'occasione per uscire definitivamente da questa fase che si trascina da più di dieci anni.
In questo blog pubblicheremo spunti, suggestioni, di una discussione alla quale vogliamo contribuire, consapevoli che serva freschezza di idee, e che si debba avere il coraggio di compiere scelte anche forti. La nostra generazione, per motivi anche anagraifici, è quella che lo può fare in modo più compiuto. Noi qui ci proviamo, sperando di dare il nostro contributo al dibattito e soprattutto alla costruzione di una vera nuova cultura politica che torni ad avvicinare la gente alla Cosa Pubblica.
| inviato da il 15/1/2007 alle 22:1 | |
20 dicembre 2006
Sondaggio della Settimana
Partecipa al nostro sondaggio! oppure lascia il tuo commento....
Sondaggio: Il Partito Democratico serve?
| inviato da il 20/12/2006 alle 16:39 | |
20 dicembre 2006
Guestbook
E' attivo il nostro Guestbook... Non dimenticare di lasciare un messaggio!!!
| inviato da il 20/12/2006 alle 16:36 | |
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